ALMApro… jazz -raccontare il jazz

“Sì ragazzi l’abbiamo capito che volete fare jazz. Ma che state combinando? Vi siete montati la testa per caso? Come si fa a pensare anche di “raccontare il jazz” quando ci sono fior fior di studiosi più titolati di voi che l’hanno già fatto, e spesso a fatica? (tratto da una storia vera- sic!).”

 

 

Parlare di Jazz?

E’ vero, parlare di Jazz è una sfida. Molti l’hanno già fatto: i musicisti con le loro autobiografie, i teorici con i volumi di saggistica, i narratori con romanzi e racconti. E noi cosa possiamo dire di più, che altri non abbiano già detto?

Niente, e infatti non abbiamo questa pretesa: quello che vogliamo fare è raccontare una storia. O meglio, tante storie. Partendo da noi, dal nostro amore per il jazz, e allargando il cerchio a quello che altri ci hanno detto.

Nel Jazz è come se le “storie” facessero sempre capolino da qualche parte, tra un sassofono e un colpo di batteria, a ricordarci che sì, questa musica esiste da un centinaio d’anni o poco più, ma che nel frattempo è riuscita a creare un mondo immenso. E che di questo mondo ci si può innamorare, così, in un lampo. “Conoscersi è luce improvvisa”, scriveva Salinas. Ecco, conoscere il jazz è amarlo d’improvviso.

Le parole (e le azioni) della passione.

Abbiamo pensato a lungo a come parlare di questa nostra passione: il 21 giugno 2015 abbiamo presentato per la Festa della Musica a Bergamo una performance dal titolo “Suona quello che non c’è” (clicca qui per un breve estratto video), che alternava brani musicali a scambi di battute tra musicisti, a frammenti di testi sul tema del jazz. Ci è piaciuto farlo, ma sentivamo che mancava qualcosa. Così da trio siamo passati a quartetto e abbiamo pensato: “Ok, le storie ci sono, le conosciamo. Ma perchè non raccontare qualche storia che ancora non c’è? Qualche storia che ancora nessuno conosce?”. Così abbiamo deciso di raccogliere delle testimonianze per scrivere una drammaturgia originale.

La prima fase di ricerca è partita con un modulo online in italiano e in inglese, e con l’ideazione di attività con bambini della fascia pre-scolastica e di allievi delle scuole superiori. Diverse le domande poste, a seconda delle persone, in un’ottica di reale incontro e relazione con l’altro (dimensione che appartiene profondamente al jazz): dalle domande sulla musica e sulle caratteristiche di una musica “giovane”, poste agli studenti della scuola superiore, all’invito alla riflessione, per musicisti e appassionati, sul loro primo incontro con la musica jazz. Più di 6000 sono stati i contatti via web, più di 40 i musicisti coinvolti (da Bergamo ma anche dall’estero) e 84 studenti.

I risultati? Li potete vedere in questo album dove durante il nostro viaggio condivideremo alcune frasi che ci sono state regalate. Si tratta di un mare di emozioni, tantissime suggestioni, colori, oggetti, suggerimenti. Materiale variegato e complesso da trattare.

Alla fine di questa raccolta ci siamo presi del tempo per riflettere.

 

Articolo di R. Scardi (Corriere Della Sera Bergamo)

Articolo di R. Scardi (Corriere Della Sera Bergamo)

 

Il punto di svolta.

Poi un giorno, in piena fase di elaborazione, siamo andati ad un incontro “Paolo Arzano, il jazz del futuro“. E’ stato come scoperchiare un vaso di Pandora: quanta storia, quanti personaggi, quanta vita. Diamo per scontate le cose che i nostri “padri” hanno costruito per noi. Diamo per scontato che il Jazz ci sia, e non pensiamo a chi ha fatto in modo che ci fosse. A chi ha organizzato festival, a chi ha fatto suonare gli americani negli alberghi e nelle fabbriche, a chi passava le serate ad ascoltare vinili e sognare i grandi nome del jazz nella sua città.

Abbiamo quindi deciso di incontrare personalmente alcuni degli artefici dell’avvento del jazz a Bergamo e abbiamo chiesto le loro testimonianze, usando alcuni fatti realmente accaduti come spunto sul quale innestare la narrazione di “Suona quello che non c’è”. Di cosa parla lo spettacolo? Lo potete leggere qui. Dove ci porterà il viaggio? Chissà. L’intento è quello di riuscire a raccontare la nostra storia a più persone possibili, in più luoghi e contesti possibili.

Intanto abbiamo cambiato formazione, cambiato strumenti e arrangiamenti. Abbiamo modificato la lista dei brani e riscritto la linea narrativa. Abbiamo mescolato le carte in tavola cercando di non perderci, come un buon improvvisatore sa che va fatto.

E ora?

Ora abbiamo qualche certezza in più: una data di debutto, il 9 luglio 2016 ad Azzano San Paolo. Una data di anteprima: il 25 giugno al Jazzit Fest a Cumiana (bellissima festa della quale abbiamo già parlato qui). Una replica speciale: il 7 agosto nel Chiostro di Santa Marta a Bergamo. Una locandina: verrà realizzata in collaborazione con il progetto Jazz for Food dell’Accademia di Brera. E ancora altri dettagli che piano scopriremo insieme. Su facebook, sulla nostra pagina ALMAprogetto (clicca qui), terremo un diario di viaggio, usando l’hashtag #workinpro_jazz, che racconterà alcuni momenti e alcune suggestioni, seguendo l’onda e le emozioni. Quelle che già ci sono e quelle che verranno alla luce.

A presto.

 

 

in viaggio verso