Non so come, nel mare magnum di internet, siamo approdati alla pagina di Rubiera Jazz. E da lì, un giorno ci è comparso “Seminario di Tuck&Patti”.

-Ma dai, figurati… Tuck and Patti? In Italia?
-Ah sì, vedi, fanno anche dei concerti in altre città…
-Allora è vero!
-…
-Scrivo subito e prenoto due posti.

1010887_10153933655043911_7908703633121416316_nChiunque ami la musica non può non apprezzare quello che questi due artisti riescono a creare con solo due elementi. Si potrebbero in effetti definire come ideatori di un genere a parte: hanno trasformato quello che da noi è sempre stato suonare sulla spiaggia in compagnia in una vera e propria big band, dando un valore artistico unico all’accoppiata voce/chitarra.

 

E non solo, i due musicisti straordinari sono anche una coppia, e si dedicano con passione a trasmettere ciò che hanno costruito in quasi 40 anni di musica insieme, attraverso seminari, incontri, sessioni via skype tramite il loro sito

 

Una generosità e un’apertura al mondo commoventi: non uno sguardo scocciato alle mille richieste di foto e autografi, non una parola fuori posto, non una frase che non sia di incoraggiamento sulla lunga e faticosa strada della musica.

 

Eppure lo sai che loro sono due “mostri sacri” e allora hai un po’ di timore ad avvicinarti, a parlargli, a godere dell’energia che emanano. Passano i minuti, le cantanti con Patti e i chitarristi con Tuck, e il timore inizia a svanire, per lasciare il posto all’incanto.

 

L’incanto di una location storica, tranquilla e accogliente (il complesso monumentale del XVI secolo denominato “la Corte Ospitale”), dell’organizzazione precisa e amichevole di Fausto Comunale e Daniela Galli (storico duo voce/chitarra dell’Emilia ispirato proprio a Tuck and Patti), dell’essere tutti insieme a parlare di musica e viverla attraverso le parole (e gli esempi pratici, numerosissimi) di due artisti di straordinario talento.

Ecco quindi alcune delle cose che hanno condiviso con noi.

 

 

Un consiglio ai giovani chitarristi e alle giovani cantanti…
Tuck: Lavorare, lavorare ore ed ore, anni e anni. Ci sono stati periodi in cui suonavo la chitarra 20 ore al giorno, ovunque fossi. Ho studiato il pianoforte da piccolo, ma sulla chitarra sono un autodidatta. Solo lo studio può darti la confidenza necessaria con la tastiera: è importante il lavoro sugli accordi in tutte le posizioni, scale, esercizi, ed è anche importante adattare sempre tutto a quello che ti gira per la testa. E quando tutto ti sembra crollare e non sai dove andare, allora resta sul semplice, poche note di assolo e RITMO!
Patti: La prima cosa da fare per essere una cantante è rivendicarlo. Quando qualcuno ti chiede cosa fai, dì per prima cosa “sono una cantante”. Rivendica questo ruolo, fallo tuo. Lascia andare i dubbi, per quelli non c’è spazio, e innamorati della tua voce, perchè solo così potrai far sì che anche gli altri la amino. Una buona tecnica è importante, ma l’ingrediente fondamentale sei tu. Cantare è il coraggio di stare davanti ad una stanza di estranei ed essere te stessa, mostrare te stessa, e lasciare che il suono scorra attraverso di te! Infine, lascia stare miele, thè, integratori: la cosa migliore per la voce è semplicemente dell’acqua calda sempre a portata di mano!

Voi due lavorate moltissimo sull’improvvisazione, anche dal vivo. Come fate a sapere quello che sta facendo l’altro?

Tuck: Non lo so! Le variazioni che facciamo dal vivo sono per 50% frutto di errori: proprio lì succedono le cose interessanti, è lì che dovete rilassarvi e trovare un modo di uscire dal bosco. C’è un espressione che utilizzo, è come ballare sulla punta di un tetto. Perchè è tutta una questione di equilibrio, e di ascolto. Una delle cose più importanti che si possano dire a un altro essere umano è “ti ascolto”, e poi l’altro risponderà “grazie, ora lascia che io ascolti te”. E la cosa più bella che puoi fare come musicista è dare agli altri delle indicazioni, attraverso quello che tu suoni, del fatto che li hai ascoltati e che continui a farlo. Proprio come avviene in una danza…
Patti: E poi può succedere di cadere, e quando io cado, lui diventa la mia rete di protezione. E quando è lui a cadere, io sono la sua. Se ad esempio io vado su una nota e sento che lui non c’è, la tengo lì e lo aspetto. Lui fa lo stesso mentre suona. Certo, sono molti anni che suoniamo insieme, ma per molto tempo io ho suonato con delle “jam band”. C’erano sere in cui facevamo tutto il set su un unico brano, sul quale continuavamo ad improvvisare e a variare. È bellissimo quando sali sul palco, dici “ciao ragazzi, piacere!”, ed attacchi a suonare. È il modo migliore di conoscersi, dando alle persone con le quali stai suonando la benedizione della tua totale attenzione!

Ed infine una domanda che è più una curiosità: voi due ascoltate musica? Se sì, di che tipo?
Patti: Amo le cantanti d’opera e la musica classica, ma ascolto veramente di tutto. Sono un’amante delle musica: l’opera, il rap,la musica brasiliana, fai il nome di un genere musicale e io ce l’ho! È lui che ascolta sempre le stesse cose, invece..
Tuck: Anch’io ho ascoltato un sacco di musica, ma sono “drogato” di chitarra. Davvero, non ho mai bevuto, nè assunto droghe, niente… solo chitarra! Quindi quando ascolto un brano penso a come potrei suonarlo con la chitarra. E poi ci lavoro! Ad esempio, provo a ridurre una composizione per big band al manico della chitarra (e suona Count Basie). O brani più complessi, perfino Rapsody in Blue. Ci ho lavorato per un po’, non suonava come l’originale, ma in qualche modo è stato possibile!

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Una foto ricordo con Patti

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E un autografo speciale.