Lezione di Doppiaggio

Eccoci seduti comodamente davanti allo schermo. Il nuovo film di quel regista che ci piace tanto sta per essere proiettato. Siamo carichi di attese ed aspettative. E’ giusto così.
Prima scena e già la fotografia, accidenti. Le luci: meraviglia. I passi sulle foglie secche trasmettono quella sensazione di solitudine che il personaggio principale sta vivendo. Un pianoforte, degli accordi minori, un violoncello si, la solita suite di Bach, la 1007 ma va bene. Primo piano sugli occhi torvi dell’attore. Perfetto. Parla…
Eh no…. E’ Pannofino, il baffuto di Boris, degli spot Telecom, e la fiction Pompei, Carabinieri, La Squadra, i Cesaroni, La nuova squadra… e mentre mi vedo le immagini smarmellate di tutte queste fiction di discutibile qualità, il personaggio, l’attore è già arrivato a casa di uno che non so chi sia. Mi sono distratto…

Perchè, perchè?

Italia Paese strano. Originali lo siamo; abbiamo inventato di tutto e di più, che ve lo dico a fare, anche il doppiaggio per come è fatto. I professionisti del falso. Gli attori, bravissimi, muovono le labbra e uno, a volte bravissimo e a volte nemmeno, dice cose. E a volte queste cose non hanno completamente un nesso con il testo, con la storia. E’ purtroppo così: si predilige il sincrono.
Non ci credete? Basta girare su YouTube e si apre un mondo di esempi, tra cui uno dei più eclatanti è quello di “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino, dove un dialogo è stato radicalmente modificato da chi cura il doppiaggio: in pratica, non sapevano come fare a doppiare Brad Pitt e gli attori che fanno quella scena, perchè quella scena è parlata in italiano.

Il doppiaggio.

Da Wikipedia:
I motivi per cui si ricorre al doppiaggio sono:

Dare voce ai personaggi dei film d’animazione o a neonati, oggetti, marionette, animali e altro in una lingua diversa da quella di origine.
Sostituire la voce di un attore privo di fonogenia o che presenta un’eccessiva inflessione dialettale.
Realizzare la traccia audio di film non girati in presa diretta, alla quale si può rinunciare in scene problematiche o a causa di fattori ambientali (quali vento, pioggia, ecc.).
Rimediare ad un sonoro in presa diretta mal riuscito o con un eccessivo rumore d’ambiente.
Aggiungere al film o agli spot pubblicitari una voce fuori campo.
Poter far recitare più liberamente attori di diverse nazionalità impegnati nello stesso film, come accade spesso nelle coproduzioni europee: il doppiaggio, previsto già in pre-produzione, viene poi realizzato in più lingue mantenendo parte del sonoro in presa diretta.
Sostituire la voce di attori non professionisti, che non riescono a recitare con precisione le battute del copione. È una situazione che spesso il regista prevede fin dai provini, come accadeva, ad esempio, in molti film del neorealismo; l’intento, in questi casi, è quello di mantenere la spontaneità della recitazione, rimediando ai piccoli errori col successivo doppiaggio.
E questo elenco è abbastanza esaustivo. Non riporta però uno dei punti fondamentali: “lo spettatore non vuole fare fatica a leggere i sottotitoli o non vuole nemmeno provare a capire la lingua originale del film, andando a perdere, di fatto, parte della recitazione dell’attore”.
Questo è.

Nella musica, potremmo pensare ad un bravissimo violoncellista (per il brano live di cui sopra) che, dopo anni e anni di studio durissimo, difficilissimo, ha scelto delle corde speciali e la cordiera in nylon, un archetto in crini di cavallo uzbeko e così via. Ma non è amplificato, e in fondo al teatro non lo sentirebbero. Allora gli organizzatori cosa decidono di fare? Chiamano un tizio, bravissimo, che farà lo stesso brano da dietro le quinte, ma con la chitarra elettrica, distorta, reverberata, un po’ di chorus, un minimo di delay ma nulla a che vedere con quel violoncello e tantomeno con Bach.
Non dico che non si possa fare ma, fatelo uscire da dietro le quinte e fate fare la serata a lui!

No, il doppiaggio non mi piace. E non sono l’unico a pensarla così.

In Europa solo Italia, Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Austria e pochi altri usano il doppiaggio (in rosso). Ovviamente moltissime produzioni sono anglofone e quindi in Inghilterra non si pongono il problema. Ma in Svezia? Norvegia? Olanda? Islanda??
E’ una questione di cultura, di far crescere cioè il pubblico con l’abitudine ai sottotitoli, con l’orecchio che impara ad abbinare quello che l’occhio legge. E forse di un sistema scolastico che è improntato molto più che da noi, ad imparare altre lingue.
Ma quando nasce il problema?
Nel ventennio fascista, quando quello che proveniva da Ovest e parlava inglese, dalla musica ai film, doveva essere italianizzato, doppiato, rinominato: la Patria lo imponeva.
Ma ora? Non si sarebbe potuti intervenire già negli anni ’60, ’70 o anche negli anni ’80 in modo più deciso contro questa pratica discutibile?

Il lavoro di un attore, teatrale o cinematografico che esso sia, ha principalmente tre peculiarità: il viso, il corpo, la voce.
La vita stessa dell’attore dà forma a queste caratteristiche personali. Fumo, incidenti, malformazioni segnano alcuni attore più di altri. Certi iniziano da ragazzini e a quarant’anni, con una bella voce ormai da uomini maturi, recitano bellissimi film. Sai che esperienza hanno maturato?

Ma se il doppiatore originario aveva trent’anni ed una voce da ragazzino, ora che ne sono passati venti, ha subito le stesse modificazioni di quelle dell’attore di cui sopra?
E poi, caro doppiatore dalla voce che non ha più nulla a che fare con quella di Leonardo Di Caprio, hai idea per esempio del freddo che ha patito lui mentre diceva quelle quattro battute nel gelo della British Columbia a -30°C e più?
Oppure, mi sovviene Anthony Hopkins in “Titus, il “Tito Andronico” di Shakespeare, con la faccia a terra, la sabbia in bocca che parla e sputazza mentre il suo doppiatore, al fresco dello studio di registrazione aveva pure un thè freddo da sorseggiare.

No, qualcosa non mi convince.

Un lavoro incompleto è purtroppo quello che ci giunge guardando film, serie tv anglofone doppiate.
Attori mediamente molto bravi, e molto bravi davvero, di cui perdiamo una parte del lavoro per non fare fatica a leggere dei sottotitoli, nemmeno quando la lingua è l’inglese, ormai studiato in qualsiasi scuola, di ogni ordine e grado. E va bene, gli anziani o quelli che non conoscono l’inglese fanno fatica a leggere le scritte in sovraimpressione, ma i bambini? I ragazzetti? I ventenni?
Che peccato.

Si tratta, come spesso accade, di darci la possibilità di scelta: io spero che le occasioni di guardare i film in lingua originale si diffondano sempre più, e che il doppiaggio si limiti ad essere strumento in caso di oggettive difficoltà (lingue particolari, non vedenti, rumori d’ambiente, eccetera..). E sì, magari anche qualche cartone animato.

-Dr. Blues